
Avrete visto in questi giorni, durante le competizioni su ghiaccio delle Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026, le iconiche macchine rasaghiaccio entrare in pista tra una prova e l’altra.
Sono comunemente chiamate “Zamboni”, un nome che nel tempo è diventato un’antonomasia: il marchio è infatti utilizzato per indicare in modo generico tutte le macchine per la manutenzione del ghiaccio.
A cosa servono
Le macchine rasaghiaccio svolgono una funzione essenziale nelle discipline come hockey su ghiaccio, pattinaggio di figura e short track. Il loro intervento è rapido e preciso:
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rimuovono lo strato superficiale di ghiaccio danneggiato,
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raccolgono neve e residui,
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distribuiscono acqua pulita che viene livellata e lasciata ricongelare.
Questo processo consente di mantenere una superficie uniforme e sicura, fondamentale per garantire condizioni di gara omogenee per tutti gli atleti.
Una storia con radici italiane
Il primo modello fu sviluppato negli anni ’40 da Frank J. Zamboni, figlio di immigrati italiani provenienti dal Trentino e dal Piemonte.
La prima macchina entrò in funzione nel 1949 e venne utilizzata alle Olimpiadi Invernali del 1960. Da allora, queste macchine sono diventate uno standard tecnico per la manutenzione del ghiaccio nelle competizioni internazionali.
Un piccolo esempio di ingegneria che continua a lavorare dietro le quinte delle grandi competizioni sportive.
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